Che io pesi domani sopra la tua anima, che io sia piombo dentro al tuo petto e finiscano i tuoi giorni in sanguinosa battaglia.
Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori "
Libro di Javier Marias, «Domani nella battaglia pensa a me», il cui titolo è tratto da un versetto del "Riccardo III" di Shakespeare (la maledizione che il fantasma della regina Anna scaglia sul re che l’ha fatta uccidere, n.d.a) racconta la storia, ambientata nella Madrid dei nostri giorni, di Victor Francés, sceneggiatore per il cinema e la tv, che vive facendo il "negro", in proprio o per conto terzi.
(Javier Marias, Domani nella battaglia pensa a me, ed. Einaudi)Ma perché si tradisce? Qual è il bisogno che spinge Eros a cercare altri lidi, cacciato da quel mondo costruito insieme all’altro, spinto verso terre sconosciute col timore di dover scoprire una perdita dell’autostima?
Do una spiegazione, secondo il mio punto di vista, che è quella della forte attrazione e complicità sul piano dei 5 sensi, unito al sesto che rappresenterebbe l’anima.
Dalla sensualità, così, passo al sensualismo, se considero come fine ultimo di ogni azione umana il piacere dei sensi. E accetto la contaminazione della sensualità con la sessualità, attraverso la quale il piacere si esprime.
Quando tutte quelle condizioni, che hanno creato tra due esseri ciascuno con i propri sensi il “Noi”, vengono a mancare allora compare il tradimento.
Che, sempre, fa soffrire, anche quando la realtà è molto bene manifesta davanti ai nostri occhi.
"Nessun "Noi" comporta un’appartenenza esclusiva e totalitaria. Siamo dei "Noi" flessibili dai quali ci si sente legittimati a uscire liberamente e ai quali si partecipa in modo intermittente."
I rapporti d’amore, invece, sono male disposti ad accettare la flessibilità: il "Noi" dell’amore, pretende un’appartenenza esclusiva.
La giustizia. La vendetta. La follia
"Straordinario. Complesso quanto impacciato, affascinante quanto esitante, esuberante quanto emotivo. L’uomo.
Ansiosamente teso all’onniscienza, all’onnipotenza, alla perfezione vive i suoi istanti nella dialettica quanto drammatica ossessione di essere ora dio ora bestia, ora immensità ora oblio, ora sublime ora orrore, dissimulando e soffocando, in un morbido torpore, la grande tempesta.
Quando un giorno, all’improvviso, mentre il quotidiano intorno scorre felice, inconsapevole, casuale e meccanico, il fragoroso squarcio del sereno inabissa nell’insondabile, nell’inafferrabile, nel vuoto; e l’urto violento, non già contro un corpo, ma contro il groviglio misterioso e tormentato del nostro io ci coglie impauriti, smarriti, barcollanti, quando non sgomenti.
“Il mio cervello è come una bilancia di precisione: basta un granello a farlo precipitare.”
Quel granello diventa macigno, e montagna, e vulcano pronto ad esplodere per lacerare ideali, valori, la vita. Infuria, tormenta, sconvolge.
Sarà il tradimento, per Medea, ma non quello solo.
Sarà il sacrificio di una figlia, per Clitemnestra, ma non quello solo.
Sarà il parricidio, per Elettra, ma non quello solo.
Una folla di granelli, come spettri inquietanti e marcescenti minano dalle basi gli equilibri delle menti: sono l’umiliazione, e l’offesa, e la fiducia e l’affetto traditi, e la paura, e la solitudine, e l’indignazione, e l’odio.
Può una moglie che ha sacrificato la sua patria, la sua famiglia, se stessa all’amore per un uomo, rassegnarsi a perderlo per una causa più grande, vederlo sposo alla figlia di re? può, infelice, assistere al tradimento dei giuramenti, della fede, dei figli? consapevole soprattutto della insensata sventura femminile?
Può una madre assistere inerte all’olocausto della propria figlia per una causa più grande, propiziare il buon esito della spedizione navale a Troia?
Può una figlia sopportare, dopo il sacrificio della sorella, anche l’uccisione del padre per una causa più grande, il desiderio di vendetta?
Siamo creature diverse. Scelte diverse. Esiti diversi.
“La donna è di solito piena di paura, e inadatta alla lotta, e ripugna alla vista di un’arma, ma se offesa nei suoi diritti di sposa, non c’è altro cuore più del suo assetato di sangue.”
“E l’intelligenza acuisce il gusto della giustizia, come una mola che gira senza sosta, affila un coltello”
e la bilancia pende, il meccanismo esplode... è un cataclisma la vendetta, prima sotterranea, confusamente intima, poi, proclamata da una sprofondata disperazione, è follia."
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