{Questioni di libri}

QUESTIONI DI LIBRI

"Nasse in Blu", dall'album "Apulia" di Paolo Mori








Cinema, d'òu viens tu? - 2: Il tè nel deserto

by Elisabetta Mori R.
20 novembre 2009
ore 4:33 PM



"Si svegliò, aprì gli occhi. La stanza gli diceva poco o niente, profondamente immerso com'era nel non-essere da cui era appena affiorato. Se l'energia di accertare la propria collocazione nel tempo e nello spazio gli mancava, gliene mancava anche il desiderio. Sapeva soltanto di esistere, d'avere attraversato vaste regioni per ritornare dal nulla; c'era, al centro della sua coscienza, la certezza di una tristezza infinita e al tempo stesso rassicurante, poiché era la sola ad essergli familiare. Non aveva bisogno di ulteriore consolazione. Del tutto rilassato e a suo agio, giacque per un poco assolutamente immobile, poi scivolò in uno di quei sopori momentanei che spesso seguono a un sonno lungo e profondo."
[incipit **]

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The Sheltering Sky, London, John Lehman Ltd. 1949, First Edition. Full Morocco. 304 pp. the author's first book, and a classic of beat literature, recently rebound in full blue morocco, with top edge gilt.

L' autore della storia[**] raccontata per immagini da Bertolucci è Paul Bowles, musicista e scrittore statunitense (1910-1999) che si considerò un Romantico anche se la sua vita fu caratterizzata da una concreta visione della stessa che non concedeva nulla alla religiosità, al conformismo, alle scelte della gente comune. A ventisei anni Bowles conobbe la scrittrice Jane Auer (1917-1973), - già affermata autrice, rispetto a lui che si dedicava ancora alla musica - la quale aveva avuto relazioni solo con donne, mentre Paul aveva espresso la sua sessualità sia con uomini che con donne.

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Tra i due nacque una complicità e un'intesa anche fisica, che culminò nel 1938 nel matrimonio: da questo momento la vita dei due continuò lontano dall'America, fino a scegliere come residenza Tangeri che divenne la loro dimora definitiva.

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"Vivo giorno per giorno e mi lascio guidare solo dal desiderio".

In poche parole scritte nella sua autobiografia Paul Bowles era riuscito a condensare il senso di un'esistenza ispirata dal gusto per lo scandalo e dalla ricerca continua dell'avventura. Morì a Tangeri in seguito a una crisi cardio-respiratoria, aveva 89 anni e viveva in Marocco dal 1970. Nel romanzo ciò che salta agli occhi sono i monologhi interiori, riferibili alla vita di Bowels e al rapporto con la moglie, propri di quella tecnica narrativa detta stream of consciousness- che sono stati azzerati da Bertolucci. Bowels non fece mistero dell'autobiografismo insito nella storia fra Pot e Kit, e lo stesso affermava "...sapevo che..la struttura e il carattere del paesaggio sarebbero stati sostituiti dalla memoria... rinforzando ogni pagina con dettagli tolti dalla vita quotidiana durante quel giorno di scrittura: non sapevo infatti cosa avrei scritto il giorno seguente perché non l'avevo ancora vissuto..."

]]]]]

Bertolucci scoprì il Novel quando ancora lavorava al personaggio di Pu Yi de L'ultimo Imperatore:
"Lessi il Tè nel deserto mentre mi recavo in Cina e mi ammalai subito. Infatti mi identificai quasi completamente nella figura di Pot... ciò che mi interessò della storia non è dove la vicenda va a parare ma ciò che è e ciò che fa nel suo evolversi. E' una storia che riguarda il mistero dei personaggi...la cosa interessante è il mistero in se stesso, non la sua soluzione o risoluzione...
Bertolucci difese la fedeltà al testo e, infatti, l'autobiografismo del romanzo, anche se non si dipana nei dialoghi, viene abilmente sottinteso. Nell'apparenza il film sembra appiattire i personaggi e la dinamica reale, che resta sotterranea, della storia; nella sostanza il film libera i personaggi dalla loro chiusa realtà, dalla pesantezza di monologhi a volte ampollosi, e li consegna, attraverso una patina di mistero, alla forza evocatrice del deserto.
Nel film di Bertolucci, il deserto muove i personaggi come un burattinaio fa con i suoi burattini: il deserto diventa coscienza e sfida, certezza e mistero, morte e vita inesauribile.
Del deserto Bowels aveva invece scritto "...un vasto oceano di sabbia dalle turbinanti creste cristallizzate e dal silenzio assoluto...come qualcosa di paralizzato...negazione di movimento sospensione di continuità..."
Nella costante attitudine alla scarnificazione dei personaggi che Bertolucci perseguiva in questo film, ad un tratto egli si rende conto
di avvertire "una carenza letteraria": alla fine, nonostante le premesse di fedeltà al testo, si accorse di aver generato un'opera distante dall'originale. Pensò di risolvere la questione invitando Bowels sul set, a diventare spettatore di ciò che aveva scritto quaranta anni prima, ma anche colui che poteva guardare da vicino le sue creature che prendono corpo e vivono di vita propria. L'effetto fu quello di una immedesimazione totale dell'interprete nel personaggio, attraverso la lettura attenta del libro che cominciò a circolare, grazie alla presenza dell' autore, e che si integrò perfettamente con la sceneggiatura del regista.
La presenza di Bowles sulla scena mitiga il dolore del passato: sembra un procedere simbolico, che sana il contrasto tra letteratura e una diversa modalità di espressione, la prima eredità di un padre importante come fu Attilio (non a caso Bertolucci paragona la saggezza di Bowels a quella del padre), la seconda il suo palcoscenico di elezione.

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Per molto tempo ho considerato il film di Bernardo Bertolucci del 1990 con Debra Winger e Jhon Malkovich, l'anello mancante a una triade perfetta dei più interessanti del regista, i primi due costituiti, a mio parere, da Ultimo Tango a Parigi e L'ultimo imperatore. Fino a quando non vidi L'assedio che mi conquistò completamente e che rimane il film di Bertolucci che mi piace di più in assoluto.

Il tè nel deserto, scheda film.

L’attribuzione del titolo Il tè nel deserto al romanzo "The Sheltering Sky" scaturisce dalla storia, raccontata dalla prostituta Mahmia, di tre giovani donne arabe, Outka, Mimouna e Aïcha, le quali, dopo essere state sedotte dallo stesso uomo, un affascinante Tuareg, comprano una teiera e se ne vanno nel deserto, luogo dove sperano di ritrovare l'uomo che, abbandonandole, le ha rese infelici. Sperano che dalla sommità della duna più alta, bevendo insieme il tè, potranno scorgere la dimora dell'amato e così raggiungerlo. Giunte nei pressi della duna, le tre donne si addormentano per la stanchezza: verranno ritrovate qualche giorno più tardi da una carovana di passaggio, sepolte sotto la sabbia e con i bicchieri colmi della fine sostanza padrona del deserto.

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Sulla suggestione del pericoloso percorso d'amore di Outka Mimouna e Aïcha, Port e la giovane Kit - ossessionata dai segnali e dai presagi che quel mondo fantasmagorico continuamente le offre - cercano il proprio percorso esistenziale nella miriade di possibili significati da dare alla loro storia. Si separano, ma sarà una ricerca difficile, perché una confusione di intenti e di idee li allontaneranno continuamente dalla meta prefissata. Ma quello che alla fine sarà un evento luttuoso a causa della morte di Pot già minato nella salute, diventerà rinascita per Kit che si consegna ad una vita nuova e appagante perché rigenerata da quell’esperienza ai limiti.

Bowels non rinunciò a difendere il potere immaginifico della scrittura e se pure la moglie si era riconosciuta nella Kit interpretata da Debra, lo scrittore sosteneva che era verosimile che Debra fosse lei ma non lo era, giacchè si attinge sempre ad un personaggio vivente per costruirne uno mitico.
E questo è il compito del cinema.

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Cinema, d'où viens tu ? - 1° : La donna del tenente francese

by Elisabetta Mori R.
18 novembre 2009
ore 5:50 PM



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"Allungando
gli occhi
verso occidente
di là dal mare,
fosse il vento contrario o propizio,
sempre lei stava,
attratta da quella vista;
soltanto laggiù
il suo sguardo si posava,
mai altrove..."
(Thomas Hardy,The Riddle)


Quando il film "La donna del tenente francese" tratto dall'omonimo romanzo di John Fowles giunse in Italia, non sapevo granché della letteratura inglese e straniera in genere, né avevo letto di questo autore, da più parti considerato il padre del posmodermismo in letteratura.
Cominciai, quasi per caso, [una volta trasferiti dalla casa materna alla mia una buona quantità di volumi mai letti forse neanche dagli abitanti della casa!] la full immersion nel mondo della narrativa straniera e tra i libri esplorati, da quell'anno a oggi, ci fu anche il romanzo di Fowles. Al film invece giunsi dopo la lettura del libro, per il noleggio della cassetta in una sera di pioggia.
Come molti sanno, la pellicola del 1981, diretta da Reisz per una produzione statunintense, ha il pregio di presentare "una storia dentro la storia" ed entrambe si snodano sul tema dell'amore: illecito quello tra la misteriosa Sarah e il gentiluomo di provincia Charles Smithson, clandestino quello tra gli attori Anna e Mike i quali, chiamati a interpretare per immagini e dialoghi le vicende di Sarah e Charles, si calano talmente nella trama da far nascere una vera e propria relazione amorosa tra di loro.
La pellicola segue, su piani paralleli, sia la scenografia scritta per la storia tra Sarah e Charles dallo stesso Fowes , sia il rifacimento del drammaturgo Harold Pinter necessario a rappresentare la relazione tra Anna (Meryl Streep) e Mike (Geremy Irons).
Due autorevoli penne che si incontrano nella ricerca di nuove tecniche narrative, sull'onda della corrente culturale del momento e definita posmoderna.

Locandina del film


Ricordo che allora non mi interessò molto il film, come tanti altri dei quali ora sto cercando di riscoprire attinenze più o meno stringenti con gli originali [romanzi e narrazioni] laddove esista una classificazione "d'autore." Né voglio qui parlare specificatamente del film in quanto esaurienti notizie sono reperibili in rete, ma piuttosto del libro che segna l'abbandono da parte del romazo inglese del rigido schema ottocentsco. Così sono andata a rispolverare alcune pagine della copia in mio possesso: "The french lieutenant's woman" edito dalla Mondadori, con traduzione di Ettore Capriolo, per la collana Club degli Editori.

"Il vento dell'est è il più sgradevole di Lime Bay [...]
(La) figura presente su quel molo ricurvo [...]
sembrava poggiarsi a una vecchia canna di cannone,
rivolta all' insù e utilizzata come bitta.
I suoi vestiti erano neri. Il vento li agitava, ma la figura
rimaneva immobile
e continuava a guardare
il mare, più come un monumento agli annegati,
come il personaggio di un mito, un appropriato
frammento di una qualunque giornata in provincia.."

(John Fowles, La donna del tenente francese)

Le prime 100 pagine sono impiegate da Fowels per introdurre i personaggi - la misteriosa Sara Woodruff, Charles e la sua fidanzata Ernestina, Missis Poulteney e l'acida governante, il Vicario, il maggiordomo Sam, la zia Tranter, sullo sfondo di una provincia inglese dove il vento vittoriano spira forte come quello che spira da est sul promontorio nella Lime Bay, il temibile Cobb. Al termine di questa lunga serie di descrizioni, c'è il primo fuggevole incontro tra Sarah e Charles che si concretizzerà nell'illecita relazione amorosa, durante lo svolgimento della trama.

Alla centottesima pagina, preannunciata dalla solita citazione di cui è ricco il libro, avviene la prima uscita,da vero comprimario sul palcoscenico narrativo dove i personaggi sembrano, fino a questo monento, muoversi autonomamente, di Fowels. Un recit degno di essere riportato quasi integralmente, perché dà l'effettivo spessore del giro di boa che l'architettura del romanzo [inteso come genere] sta compiendo in quegli anni (196o-1970)

"Io non so. La storia che sto raccontando è tutta immaginazione. I personaggi che creo non sono mai esistiti fuori della mia fantasia. Se ho finora finto di conoscere la loro mente e i loro pensieri più segreti, è perché sto scrivendo in una convenzione (nonché in parte con un vocabolario), universalmente accettata all'epoca in cui si si ambienta il mio racconto, secondo la quale il romanziere siede accanto a Dio. Può non sapere tutto, ma cerca di fingere il contrario. Io però vivo nell'epoca di Alain Robbe-Grillet e Roland Barthes; se questo è un romanzo, non può che esserlo nell'accezione moderna del termine.
Perciò, forse sto scrivendo un'autobiografia trasposta, forse vivo attualmente in una delle case che ho inserito nella narrazione, forse Charles sono io stesso travestito. Forse è soltano un gioco. Esistono donne moderne simili a Sarah e io non le ho mai capite. O forse sto cercando di trasmettervi un libro di saggi mascherati. Invece di numerarli progressivamente, avrei dovuto dare ai miei capitoli titoli come "Sull'orrzzontalità dell'esistenza", "L'illusione del progresso", "La storia del romanzo", "L'eziologia della libertà", "Di alcuni aspetti dimenticati dell'epoca vittoriana"...e via dicendo.
Forse voi credete che a un romanziere basti tirare i fili giusti perché i suoi fantocci si comportino come nella vita, e producano a richiesta un'analisi approfondita dei propri motivi e delle proprie intenzioni. E che il futuro previsto nel primo capitolo sia sempre inesorabilmente, il presente. In realtà i romanzieri scrivono per un'infinità di ragioni...una sola ... comune a tutti: vogliamo creare mondi reali quanto quello che esiste, ma diversi. Per questo non possiamo fare piani. Sappiamo bene che il mondo è un organismo e non una macchina. Sappiamo anche che un mondo autenticamente creato deve essere indipendente dal suo creatore, che un mondo pianificato è un mondo morto. Incominciamo a vivere solo quando i nostri personaggi cominciano a dissubidirci.
In altre parole per essere libero un romanziere (n.d.b) deve concedere libertà, persino all'abbominevole Mrs Poulteney. C'è solo una buona definizione di Dio: la libertà che permette l'esistenza di altre libertà ed io devo ottemperare a questa definizione...
Ho scandalosamente distrutto l'illusione? No. I miei personaggi continuano a esistere, e in una realtà che non è meno, o più, reale di quella che ho appena distrutto.
L'invenzione, come disse un greco circa duemilacinquecento anni fa, è intrecciata in tutte le cose. Io ritengo che questa nuova realtà o irrealtà sia più valida, e vorrei che voi pure condivideste la mia convinzione di non poter controllare del tutto queste creature della mia mente come voi non controllate del tutto...i figli, i colleghi, gli amici o addirttura voi stessi."

Le continue intrusioni del narratore, la possibilità di scegliere tre finali nella storia di Sarah Woodruff e i numerosi riferimenti temporali che mettono a confronto l'epoca nella quale il romanzo è ambientato e quella contemporanea all'autore, fanno di questo libro il battello trainante per la letteratura inglese che presto seguirà la nuova tecnica di narrazione.

Presentato in questi termini, cosa resta, non solo ai più ma anche al lettore attento, di un libro noto e di una storia famosa? Sembrerebbe poco, quasi il nulla.
La possibilità di ricreare l'illusione viene affidata allora alla cinematografia, capace di pescare nel mare della narrativa che conta, specie quando la pellicola rispecchia ma anche reinventa, i moti d'animo e le personalità dei personaggi dell'originaria avventura.

L'invenzione intrecciata su tutte le cose. Appunto.



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